Golfo (a cui si aggiunge la USS Harry S. Truman già in zona) non ha precedenti dal 2003, quando gli Stati Uniti invasero l’Iraq. L’obiettivo dichiarato è «deterrere» Teheran, ma la realtà è che ogni portaerei in mare costa agli Stati Uniti circa 15 milioni di dollari al giorno in carburante, manutenzione e personale. Con un bilancio militare che supera i 800 miliardi di dollari all’anno, Washington può permettersi questo sfoggio di forza — almeno fino a quando i contribuenti americani non inizieranno a chiedere conto di queste spese. L’incontro Netanyahu-Hegseth, tenutosi nella base aerea di Tel Nof, non è stato un semplice briefing. È stata una riunione strategica in cui il premier israeliano ha chiesto — e ottenuto — garanzie esplicite: «Se l’Iran attacca, gli Stati Uniti colpiranno i suoi centri di comando con una precisione chirurgica», ha assicurato Hegseth, secondo quanto riferito da un alto funzionario del Pentagono. Le parole usate sono state «precisione chirurgica», non «deterrenza». Questo significa che, in caso di conflitto, gli Stati Uniti non si limiteranno a rispondere ai colpi subiti, ma mireranno a neutralizzare strutture critiche dell’Iran — come i depositi di armi a Qom o i siti di ricerca nucleare