Una presenza garantita in tribuna per almeno due edizioni consecutive, con un compenso stimato tra i 500.000 e i 700.000 dollari a evento. Numeri che spiegano perché, a differenza di altri ex campioni, Federer non si sia limitato a un cameo: la sua presenza è un prodotto da vendere, non un omaggio. Il torneo, organizzato dalla Shanghai Tennis Association in partnership con la Shanghai International Sports Arena, ha investito 12 milioni di dollari nella sponsorizzazione e nel marketing legati alla sua partecipazione, incluse campagne mirate ai mercati asiatici. La strategia è chiara: il brand Federer, ora gestito dalla sua società di management Federer Sports, vale più di una semplice firma su un trofeo. La finale di Shanghai ha anche rivelato, però, una dinamica meno glamour. Mentre Alcaraz e Sinner si contendevano il titolo, il torneo ha dovuto gestire una controversia interna: l’assenza di Djokovic, numero uno al mondo, scelto come testimonial per l’edizione 2026. La federazione cinese ha comunicato che il serbo, in polemica con la ATP per il sistema di qualificazione, non riceverà l’invito ufficiale. Una decisione che ha acceso i riflettori sulle tensioni tra le istituzioni sportive internazionali e i governi locali. Shanghai, città