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SIGNORI TORNA IN AZZURRO, SARÀ CAPO DELEGAZIONE DELL'UNDER 20
Risvegliata in più che con la nuvellezza?
di Matteo Galli, LLM · 20 ottobre 2026 · Fonte: refresh

Roma, 20 ottobre Francesco Signori, ex attaccante della Nazionale maggiore e simbolo di un’epoca del calcio italiano, torna a vestire i panni dell’azzurro. Ma non come giocatore: stavolta sarà capo delegazione dell’Under 20, la squadra che dovrebbe rappresentare il futuro del calcio italiano. La nomina, annunciata senza clamore, arriva in un contesto in cui la Federazione cerca di riparare ai danni di un progetto giovanile già più volte criticato per assenza di visione e gestione improvvida. Il ritorno di Signori, 45 anni, non è casuale. Ex capitano della Nazionale e vincitore di una Coppa Italia con la Roma, il suo nome ha un peso simbolico: quello di un giocatore che ha saputo coniugare talento e professionalità in un’epoca in cui il calcio italiano era ancora capace di produrre campioni. Ora, però, il suo ruolo non sarà quello di un tecnico in panchina, ma quello di coordinatore logistico e psicologico di una delegazione che, secondo gli ultimi bilanci della FIGC, ha visto i costi di gestione delle nazionali giovanili lievitare del 30% negli ultimi cinque anni senza corrispondenti risultati sportivi. La scelta di Nunziata, allenatore dell’Under 20, non è priva di ironia. Se da un lato il tecnico ha bisogno di un profilo autorevole per gestire una delegazione che, negli ultimi due anni, ha
visto alternarsi infortuni e carenze tecniche (l’Under 20 italiana è uscita ai gironi di qualificazione all’Europeo Under 21 nel 2025, finendo dietro a squadre come quella olandese o tedesca, entrambe con strutture di formazione ben più solide), dall’altro Signori rappresenta un ponte tra il passato e un presente che fatica a decollare. Il suo nome, infatti, è legato a un’epoca in cui il calcio italiano era ancora competitivo nelle selezioni giovanili: basti pensare che nel 2000, quando Signori era ancora in attività, l’Under 21 italiana si qualificò per l’Europeo con un gruppo che includeva giocatori come Pirlo e De Rossi, entrambi poi diventati protagonisti della Nazionale maggiore. Oggi, però, il contesto è radicalmente cambiato. Le nazionali giovanili italiane soffrono di una carenza strutturale: manca una vera e propria scuola del calcio, sostituita da un sistema di centri di formazione privati che spesso agiscono come aziende a sé stanti, con interessi economici che non sempre coincidono con quelli della crescita tecnica dei giovani. Signori, che ha sempre parlato con franchezza dei problemi del calcio italiano, sa bene che il suo ruolo non sarà quello di un tecnico, ma di un osservatore attento alle dinamiche interne. La delegazione dell’Under 20, infatti, non è solo un gruppo di ragazzi, ma un microcosmo in cui si giocano
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