hanno clausole di rescissione. L’Udinese, invece, ha strutturato l’acquisto come un’operazione di lungo respiro: il contratto prevede un bonus di 2 milioni se Dimarco segnerà almeno 5 gol in stagione, oltre a un aumento del 15% dello stipendio se la squadra si qualificherà per le coppe europee. La società friulana, che ha chiuso il bilancio 2025 con un utile di 12 milioni grazie a una gestione finanziaria più rigida, ha investito anche in altri centrocampisti — come il prestito con obbligo di riscatto di Lorenzo Pellegrini (3 milioni) — per rinforzare il reparto che fu il tallone d’Achille nella scorsa stagione. Il direttore sportivo dell’Udinese, Alessandro Nista, ha dichiarato: «Dimarco non è un acquisto di emergenza, ma il pezzo mancante per costruire una squadra competitiva. Con lui possiamo finalmente pensare a un progetto che va oltre il breve termine». La frase, però, suona come un’ammissione tacita: fino a ora, l’Udinese ha puntato su giocatori giovani e poco costosi, ma senza risultati sportivi che giustifichino gli investimenti. La cessione di Dimarco lascia l’Inter con un vuoto tattico e un problema di leadership nel centrocampo. Il club ha già provato a sostituirlo con un acquisto di alto livello — il fallito tentativo di ingaggiare Rodri dal Manchester City, bloccato da un’offerta di 120 milioni — ma ora dovrà accontentarsi di soluzioni di mercato secondarie, come il prestito di Nicolò Barella dalla Juventus (2 milioni) o l’estensione del contratto di Nicolò Barella (già in rosa) con uno stipendio che salirà a 3,5 milioni netti. La scelta di