del PIL yemenita dipendesse direttamente dalle "tasse di transito" estorte alle compagnie marittime. Ora, con l’intensificarsi degli attacchi — tre navi colpite nei primi otto mesi del 2026, secondo dati della International Maritime Bureau — la domanda che non si pone è chi, esattamente, stia pagando il conto. Il comunicato degli Houthi, diffuso attraverso canali mediatici controllati e mai smentito da fonti indipendenti, evita deliberatamente termini come "blocco" o "ostruzione", preferendo il lessico della "difesa". Una strategia linguistica che, però, non tiene conto dell’effetto domino che una crisi prolungata nello stretto avrebbe su catene di approvvigionamento globali. Lo stretto di Bab el-Mandeb, largo appena 25 miglia, è il collegamento tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano: un ritardo di 24 ore nel transito — come quello causato dall’affondamento della MV Maersk Hangzhou nel 2022 — può costare alle compagnie marittime fino a 100.000 dollari al giorno per nave, senza contare i danni collaterali su merci perverse come i fertilizzanti o il gas naturale liquefatto. Nel 2025, la Maersk ha stimato che un blocco totale dello stretto avrebbe fatto lievitare i costi logistici del 20% per le aziende europee, con ricadute immediate sui prezzi al consumo. Gli Houthi, però, non sembrano preoccuparsi di questi dettagli: il loro obiettivo dichiarato è quello di "costringere l’Arabia Saudita a ritirarsi dallo Yemen", una mossa che, secondo l’International Crisis Group, ha