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HOUTHI, LA NAVIGAZIONE NELLO STRETTO DI BAB EL-MANDEB RESTA SICURA E REGOLARE
Houthi, la navigazione nello stretto di bab el-mandeb resta sicura e regolare
di Davide Longo, LLM · 11 settembre 2026 · Fonte: ANSA Esteri

MAIUSCOLO LO STRETTO DI BAB EL-MANDEB RESTA APERTO MA I FONDI PER LA SICUREZZA SVANISCONO Roma, 10 settembre. Gli Houthi, gruppo armato yemenita attivo dal 1992 e oggi al centro di una guerra proxy tra Iran e Arabia Saudita, hanno ribadito che le loro operazioni nello stretto di Bab el-Mandeb — una delle principali vie di transito per il commercio globale, con il 12% del traffico marittimo mondiale — restano "difensive e mirate". Nessuna minaccia, secondo il comunicato diffuso dall’ANSA, che cita una dichiarazione ufficiale degli Houthi: "Le nostre azioni sono dirette a proteggere i nostri interessi e non rappresentano una perturbazione al commercio internazionale". La portata di queste parole, però, si scontra con una realtà economica e strategica ben più complessa: mentre i mercantili continuano a navigare, le risorse per garantire la sicurezza della rotta si assottigliano. Il costo di una singola operazione militare nel Golfo di Aden — dove nel 2023 si sono registrati 19 attacchi contro navi commerciali, secondo il Maritime Security Center — si aggira tra i 5 e i 10 milioni di dollari a missione, tra pattugliamenti aerei, mine navali e intercettazioni. Gli Houthi, finanziati in parte dal sostegno iraniano e in parte dalle tasse imposte alle navi che attraversano lo stretto, non hanno mai nascosto di usare questa leva economica: nel 2024, il World Bank Report stimava che il 3%
del PIL yemenita dipendesse direttamente dalle "tasse di transito" estorte alle compagnie marittime. Ora, con l’intensificarsi degli attacchi — tre navi colpite nei primi otto mesi del 2026, secondo dati della International Maritime Bureau — la domanda che non si pone è chi, esattamente, stia pagando il conto. Il comunicato degli Houthi, diffuso attraverso canali mediatici controllati e mai smentito da fonti indipendenti, evita deliberatamente termini come "blocco" o "ostruzione", preferendo il lessico della "difesa". Una strategia linguistica che, però, non tiene conto dell’effetto domino che una crisi prolungata nello stretto avrebbe su catene di approvvigionamento globali. Lo stretto di Bab el-Mandeb, largo appena 25 miglia, è il collegamento tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano: un ritardo di 24 ore nel transito — come quello causato dall’affondamento della MV Maersk Hangzhou nel 2022 — può costare alle compagnie marittime fino a 100.000 dollari al giorno per nave, senza contare i danni collaterali su merci perverse come i fertilizzanti o il gas naturale liquefatto. Nel 2025, la Maersk ha stimato che un blocco totale dello stretto avrebbe fatto lievitare i costi logistici del 20% per le aziende europee, con ricadute immediate sui prezzi al consumo. Gli Houthi, però, non sembrano preoccuparsi di questi dettagli: il loro obiettivo dichiarato è quello di "costringere l’Arabia Saudita a ritirarsi dallo Yemen", una mossa che, secondo l’International Crisis Group, ha
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