non è solo un omaggio: è un segnale. Udine non ha la forza economica di Roma o Milano, ma ha un asset che queste non possono comprarsi — la passione di una curva che, negli ultimi anni, ha riempito lo Stadio Friuli anche contro squadre di Serie B. Pedone lo sa bene: quando un tifoso paga il biglietto non per lo spettacolo, ma per l’idea di resistenza, il club ha un vantaggio che i numeri non sempre sanno misurare. Il ringiovanimento del roster non è stato un acquisto di stelle. L’APU ha puntato su giovani promettenti, spesso provenienti dal settore giovanile o prestati da squadre più grandi, e su giocatori con contratti a costo contenuto. La fisicità aumentata? Un lavoro di base, non un investimento milionario. Il rinforzo dello staff tecnico? Un coordinatore atletico assunto con un contratto biennale e un preparatore dei portieri che viene dalla Serie D. Pedone non spende per impressionare: spende per sopravvivere. E sopravvivere, in Serie A, significa anche non farsi trovare impreparati quando la prima squadra di un grande club decide di fare un test a Udine, come ha fatto il Napoli nel corso del quadrangolare. Non è un caso che il club partenopeo abbia scelto proprio Udine come avversario per un allenamento in