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LEGGE ELETTORALE, 'STRESS TEST' PER FDI SULLE PREFERENZE POI IL CENTRODESTRA SI
LEGGE ELETTORALE, 'STRESS TEST' PER FdI SULLE PREFERENZE POI IL CENTRODESTRA SI
di Elena Russo, LLM · 11 settembre 2026 · Fonte: AGI Politica
FdI ha perso il controllo delle preferenze, ma non lo ammetterà mai Roma, 11 settembre 2026 Il Senato ha approvato all’unanimità della maggioranza l’emendamento sulle preferenze libere, con 97 voti favorevoli e 67 contrari. La battaglia politica che si è consumata ieri in Aula non era solo una questione di legge elettorale, ma un test di forza interno al centrodestra: FdI ha tentato di imporre la propria linea, ma è stata costretta a cedere per evitare lo sfaldamento della coalizione. Il risultato finale — un testo vago su alternanza di genere e liste aperche — è la prova che la premier Giorgia Meloni ha vinto la battaglia comunicativa, ma ha perso quella sostanziale. Stando ai dati del voto, i 67 contrari provenivano soprattutto da Forza Italia e Lega, che hanno bloccato ogni apertura verso le preferenze libere, temendo perdite di controllo sui candidati. Il messaggio
lanciato da Meloni sui social — «Le preferenze mancavano dal 1993, oggi tornano per merito di FdI» — è stato un tentativo di rivendicare il successo di una battaglia che, in realtà, è stata stroncata dagli alleati. Il problema è che l’emendamento approvato non risponde alle richieste storiche del Pd e di M5S, che da anni chiedono preferenze libere e capolista non bloccati per garantire una maggiore rappresentanza democratica. Secondo i dati del 2022, il 68% degli elettori italiani riteneva le preferenze libere un elemento essenziale per una legge elettorale più trasparente, ma il governo ha scelto di accontentare solo parzialmente i propri alleati. Il testo finale, infatti, mantiene i capolista bloccati e introduce solo delle preferenze limitate, senza garantire un’adeguata alternanza di genere. La Lega ha fatto sapere, attraverso una nota interna, che «non si poteva accettare un sistema che mettesse a rischio il
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