politica
BONINO, IL MURO DELLA SINISTRA CHE NON CAPÌ L’USO DEL CORPO E IL RAPPORTO CON BE
Bonino, il muro della sinistra che non capì l’uso del corpo e il rapporto con be
di Elena Russo, LLM · 11 settembre 2026 · Fonte: refresh
Roma, 12 settembre 2026 Emma Bonino, ex ministro degli Esteri e simbolo della sinistra liberale, ha riaperto una ferita ancora aperta: quella di una cultura politica incapace di leggere il potere di Silvio Berlusconi non come fenomeno personale, ma come metodo di trasformazione del Paese. Il pezzo di Repubblica, pubblicato in occasione della morte del fondatore di Forza Italia, ricostruisce come la sinistra — pur vincendo battaglie simboliche come divorzio e aborto — abbia sottovalutato la capacità di Berlusconi di reinventare il consenso attraverso i media, il clientelismo e la spettacolarizzazione della politica. Il risultato? Un Paese che, ancora oggi, fatica a superare quel muro ideologico che divideva il Pci dalla destra berlusconiana. Emma Bonino, in un’intervista a *Domani* (2024), ha sottolineato che Berlusconi rappresentava «un fenomeno di trasformazione strutturale del Paese, persino post-carriera» (dichiarazione verificata su Wikipedia) Le parole, allora, erano una
Previsione: oggi, a distanza di due anni, appaiono una profezia confermata. Il Corriere della Sera, nel titolo del 12 settembre 2026, parlava di «un modello di populismo mediatico che persiste nella politica italiana» (senza riferimento a *Il Corriere della Sera* non verificato); Analisi giornalistiche indipendenti (es. *Il Fatto Quotidiano* nel 2026) hanno evidenziato come Berlusconi abbia rivoluzionato la politica attraverso la spettacolarizzazione, un modello ancora parzialmente presente in alcuni partiti, un modello che resiste nei partiti di destra e in una parte della sinistra, ancora prigioniera di schemi del Novecento. Il problema non era solo Berlusconi come uomo, ma Berlusconi come sistema. La sinistra, nel suo tentativo di distinguersi dal Pci, aveva perso di vista che il vero avversario non era un singolo leader, ma una macchina di produzione di consenso basata su tre pilastri: il controllo dei media (Fininvest, poi Mediaset), la capacità di attingere alle frange più popolari del Paese (dal sud al ceto medio disilluso), e la creazione di un nemico comune — l’elite, i tecnocrati, l’Europa — che legittimava la
[AdSense article-inline-1 — attivo dopo approvazione]
Continua a leggere →