un comunicato. Ma i fatti sul campo raccontano un'altra storia. Secondo un rapporto dell'Intelligence Service britannico pubblicato a settembre, i terminali Starlink erano stati impiegati per trasmettere dati di posizionamento GPS in tempo reale alle unità ucraine durante l'offensiva di Kharkiv, un'operazione che ha costretto la Russia a ritirare truppe e blindati. La stessa tecnologia era stata usata per coordinare attacchi con droni contro depositi di munizioni russi in Crimea. Ora, con Trump alla Casa Bianca, la pressione si è fatta più diretta. Fonti vicine al nuovo governo americano hanno confermato al Journal che la decisione di Musk risponde a una richiesta esplicita di "ridurre al minimo" l'impatto di Starlink sulle operazioni militari ucraine, pur mantenendo la copertura per uso civile. La logica è chiara: se l'Ucraina non può più contare su una rete satellitare affidabile per le comunicazioni tattiche, la sua capacità di resistere si riduce, senza che gli Stati Uniti debbano assumersi formalmente la responsabilità di un ritiro diretto dell'aiuto. È una strategia che ricorda le dinamiche degli anni '80, quando l'amministrazione Reagan limitò la fornitura di armi ai mujaheddin afghani per evitare che il Pentagono venisse coinvolto nelle operazioni. All'epoca, l'obiettivo era contenere l'Unione Sovietica senza dichiarare guerra aperta. Oggi, l'obiettivo è contenere l'Ucraina senza dichiarare guerra aperta alla Russia. La mossa ha conseguenze immediate e tangibili. Secondo un analista del Center for Strategic and International Studies (CSIS), citato dal Financial Times, la riduzione della copertura Starlink potrebbe ritardare le comunicazioni tra le