per "legittimare un regime dittatoriale" — ha definito la ristrutturazione una "farsa": "Quello che stanno costruendo non è un consolato, ma una prigione per i venezuelani che cercano asilo", ha dichiarato all’agenzia EFE María Corina Machado, leader dell’opposizione in esilio. Il dettaglio tecnico che ha scatenato le polemiche è l’aumento del 30% del personale di sicurezza all’interno della struttura, un dato confermato da fonti interne al consolato e reso pubblico da El Nacional. La riapertura arriva in un momento cruciale per le relazioni tra Caracas e Washington, dove la Casa Bianca sta valutando la possibilità di riaprire un ambasciata a Caracas dopo la chiusura del 2019. Secondo fonti vicine al Segretario di Stato Antony Blinken, la decisione dipenderà dall’esito delle prossime elezioni parlamentari venezuelane, previste per dicembre. "Non è un caso che la ristrutturazione coincida con il periodo pre-elettorale", ha osservato all’Associated Press un diplomatico europeo con accesso ai briefing della UE, che ha aggiunto: "Gli Stati Uniti vogliono un consulato operativo per monitorare le procedure elettorali, ma non vogliono una presenza ambassatoriale che possa essere usata come scudo per Maduro in caso di brogli". Il consulato venezuelano di New York, infatti, è l’unica struttura diplomatica di Caracas negli Stati Uniti — tutte le altre sono state chiuse o ridotte a "uffici di rappresentanza" — e funge da hub per le operazioni di lobbying del regime nei quartieri finanziari di Manhattan e Washington. La ristrutturazione non è stata l’unica novità degli ultimi mesi. Secondo dati del Dipartimento di Stato Usa resi pubblici lo scorso giugno, il Venezuela ha riaperto 15 consolati