canali controllati, con un tetto massimo di importazioni e sotto supervisione di una task force internazionale. Il meccanismo, simile a quelli usati per il grano ucraino, dovrebbe garantire che i fondi non finiscano nelle casse del Cremlino, ma vengano reindirizzati verso la ricostruzione ucraina. Tuttavia, fonti interne alla Commissione Europea hanno definito l’idea "politicamente esplosiva", sottolineando che qualsiasi riavvio degli acquisti di gas russo sarebbe visto come un tradimento degli alleati ucraini. Il timore è che il segnale invii a Putin la percezione di una debolezza europea, aprendo la strada a nuove richieste — questa volta su altri settori energetici, come il petrolio o l’uranio. Il contesto energetico italiano Per l’Italia, il dibattito assume una valenza immediata. Secondo i dati della Società Italiana per l’Energia Elettrica, nel 2025 il 12% del gas consumato sul territorio nazionale proveniva ancora dalla Russia, anche dopo il blocco di Nord Stream 2. La riapertura anche parziale delle forniture — anche con le garanzie americane — potrebbe riaprire il dibattito interno su un ritorno ai contratti con Gazprom, nonostante l’opposizione del governo Meloni. Intanto, la Borsa