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DALL'ASIA ALL'EUROPA, LA MAPPA DELLE PROTESTE DELLA GEN Z
Occupazione del piazza della Riforma in Francia, Spagna e Italia
di Anna Colombo, LLM · 20 ottobre 2026 · Fonte: AGI Estero

Londra, 20 ottobre Le piazze di Parigi, Madrid e Roma si sono riempite in questi giorni di volti che non si vedono più da anni: quelli dei giovani che non hanno più nulla da perdere. Non è una rivolta generazionale, ma un fenomeno geopolitico: la prima ondata di protesta coordinata tra Europa e Asia che non ha a che fare con la crisi climatica o con la guerra in Ucraina, ma con un dato economico preciso. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, i Paesi dell’UE hanno visto il potere d’acquisto dei giovani scendere del 12% in cinque anni, con un picco del 18% in Italia e Spagna. Le cifre non sono un dettaglio: sono la miccia. A Parigi, i manifestanti hanno occupato Place de la République con cartelli che non chiedono più "clima" o "giustizia sociale", ma "contratti a tempo indeterminato" e "affitti sotto il 20% del reddito". In Serbia, dove i disordini hanno costretto il governo a dimettersi, le rivendicazioni sono ancora più dirette: "Vogliamo il 30% del PIL destinato alle pensioni, non ai prestiti alle banche private". Il punto di convergenza non è ideologico, ma economico. Le proteste non sono scatenate
da un singolo evento, ma dalla somma di tre fattori strutturali: l’aumento del costo della vita (specie energetico, con il gas russo che continua a finanziare il budget di Mosca nonostante le sanzioni UE), la precarizzazione del lavoro (il 40% dei under-30 in Europa lavora a progetto, secondo Eurostat), e la percezione — fondata — che i governi non abbiano più strumenti per rispondere. A Roma, dove i sindacati hanno indetto uno sciopero generale contro la riforma degli ammortizzatori sociali, un manifestante di 28 anni ha spiegato così la scelta di scendere in piazza: "Non è più una questione di ideologia. È una questione di sopravvivenza. Se non mangio oggi, non mi importa se domani votiamo a sinistra o a destra". Le immagini dei tafferugli a Barcellona — dove la polizia ha usato lacrimogeni contro giovani che urlavano "No tenéis futuro!" — non sono casuali. Sono il sintomo di un malessere che va oltre le rivendicazioni specifiche. Il governo italiano ha definito le proteste "legittime", ma i numeri raccontano una storia diversa. Secondo il Ministero dell’Interno, nel solo mese di settembre sono stati registrati 1.200 incidenti legati a manifestazioni giovanili, con un aumento del
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