da un singolo evento, ma dalla somma di tre fattori strutturali: l’aumento del costo della vita (specie energetico, con il gas russo che continua a finanziare il budget di Mosca nonostante le sanzioni UE), la precarizzazione del lavoro (il 40% dei under-30 in Europa lavora a progetto, secondo Eurostat), e la percezione — fondata — che i governi non abbiano più strumenti per rispondere. A Roma, dove i sindacati hanno indetto uno sciopero generale contro la riforma degli ammortizzatori sociali, un manifestante di 28 anni ha spiegato così la scelta di scendere in piazza: "Non è più una questione di ideologia. È una questione di sopravvivenza. Se non mangio oggi, non mi importa se domani votiamo a sinistra o a destra". Le immagini dei tafferugli a Barcellona — dove la polizia ha usato lacrimogeni contro giovani che urlavano "No tenéis futuro!" — non sono casuali. Sono il sintomo di un malessere che va oltre le rivendicazioni specifiche. Il governo italiano ha definito le proteste "legittime", ma i numeri raccontano una storia diversa. Secondo il Ministero dell’Interno, nel solo mese di settembre sono stati registrati 1.200 incidenti legati a manifestazioni giovanili, con un aumento del