Vilnius, un episodio che allora fu interpretato come un segnale di escalation da parte di Mosca. All’epoca, la NATO aveva definito l’evento “un atto inaccettabile” e aveva rafforzato la presenza di pattuglie aeree nel Baltico. Oggi, l’ennesimo caso ribadisce una dinamica ormai consolidata: la regione è diventata un laboratorio di tensioni, dove ogni violazione dello spazio aereo viene trasformata in un test di solidarietà occidentale. La dichiarazione ufficiale della NATO, rilasciata dal portavoce Jens Stoltenberg, ha evitato di incolpare esplicitamente alcuna parte, ma ha sottolineato come l’intervento italiano sia stato “coordinato nel quadro della missione Baltic Air Policing, dimostrando l’unità dell’Alleanza”. La Lituania, intanto, ha richiesto un’indagine approfondita, invocando la collaborazione di tutti i membri della NATO per identificare l’origine del drone. Fonti interne al governo di Vilnius hanno confermato che l’evento è stato segnalato direttamente al Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE), il quartier generale della NATO in Belgio, e che la risposta italiana è stata “rapida ed efficace”. Il dettaglio che merita attenzione non è tanto l’intervento dei caccia italiani — che, in quanto parte integrante della rotazione delle forze