dopo quattro stagioni di siccità consecutive, che hanno lasciato 2,7 milioni di persone in stato di fame acuta. I DATI ONU CONFERMANO CHE L’EUROPA NON STA RAGGIUNGENDO GLI OBIETTIVI CLIMATICI Il rapporto dell’IPCC, frutto di sei mesi di lavoro congiunto tra 200 scienziati provenienti da 80 Paesi, è stato presentato in anteprima televisiva proprio mentre a Glasgow si svolgeva la COP29, dove i negoziatori europei si sono trovati di fronte a una scelta cruciale: o accelerare il ritiro dei sussidi ai combustibili fossili — attualmente pari a 700 miliardi di dollari l’anno — o accettare un compromesso che lascia intatte le infrastrutture del petrolio e del gas in Russia, Kazakistan e Medio Oriente. La delegazione della Commissione Europea, guidata dal vicepresidente Frans Timmermans, ha dichiarato che “i dati sono preoccupanti, ma non inattesi”, sottolineando che “l’Europa ha fatto più di chiunque altro, ma il percorso è ancora troppo lento”. In realtà, i numeri parlano chiaro: l’UE ha ridotto le emissioni del 32% rispetto al 1990, ma per raggiungere il target del 55% entro il 2030 — necessario per limitare il riscaldamento a +1,5°C — dovrebbe tagliare le emissioni di altri 11 punti percentuali, e non solo nei settori energetico e industriale, ma anche nell’agricoltura e nei trasporti, dove i progressi sono stati quasi nulli. Il rapporto evidenzia inoltre che i Paesi del G20, responsabili dell’80% delle emissioni globali, hanno speso 1,2 trilioni di