pratica di Eskom di bloccare l’accesso alla rete ai produttori indipendenti. “Il monopolio non è più sostenibile né economicamente né giuridicamente”, ha dichiarato il giudice Thokozile Masipa nel verdetto del maggio scorso, citando esplicitamente le “gravi conseguenze” dei tagli di energia (load shedding) che hanno spinto il PIL sudafricano a contrarsi del 3,5% nel 2025. La sentenza ha imposto a Eskom di adeguarsi entro sei mesi — termine che è stato rispettato solo perché l’azienda, in bancarotta da anni, non aveva scelta. “Non possiamo più permetterci di essere un costo per lo Stato”, ha dichiarato il CEO di Eskom, Tshediso Matona, in una conferenza stampa tenuta ieri a Pretoria. “O competiamo, o chiudiamo”. Il problema non è solo la concorrenza. È il fatto che Eskom, con un debito pari a 130 miliardi di rand (circa 7,5 miliardi di dollari), non ha né le risorse né la credibilità per giocare sullo stesso campo dei nuovi entranti. Le società private, come Renewable Energy Independent Power Producers Procurement Programme (REIPPPP) o Independent Power Producers (IPPs), hanno già contratti con la rete per fornire energia pulita a prezzi