del governo. Secondo le indagini, i due fratelli arrestati, identitati come Carlos e Ricardo Mendoza, sarebbero legati a reti criminali che operano nel Paese da anni. Le autorità hanno precisato che i due non sono stati accusati dell’omicidio diretto, ma di aver ordinato l’assassinio attraverso intermediari. Il comunicato della Procura generale ha sottolineato che le indagini sono ancora in corso e che saranno coinvolti altri attori, tra cui esponenti politici e militari, per determinare la catena di comando che ha portato all’omicidio. La reazione di Arévalo è stata immediata e decisa. In un’intervista rilasciata a un canale televisivo nazionale, il presidente ha dichiarato: “Questo non è un semplice omicidio: è un messaggio. Chiunque pensi di poter intimidire il Guatemala con la violenza si sbaglia. Il nostro Paese ha una storia di resistenza e oggi dimostreremo che la giustizia non avrà confini”. Le parole del presidente arrivano in un momento in cui il Guatemala è sotto osservazione internazionale. L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha già espresso preoccupazione per l’aumento della violenza contro i giudici, e l’Unione Europea ha ribadito il suo sostegno alla democrazia e allo Stato di diritto nel Paese. L’omicidio di Sandoval non è un fatto isolato, ma il culmine di una spirale di violenza