CUBA, 'GLI USA CONSENTONO A DEI TERRORISTI DI AGIRE IMPUNEMENTE'
Ex marine e ex poliziotti in fuga dopo il fallito attacco a La Habana: le prove dell’ombra CIA

Cuba, febbraio 2026: il raid fallito che ha scatenato l’inchiesta segreta di Washington Havana, 20 ottobre 2026. Il motoscafo privato che la sera del 12 febbraio ha cercato di varcare le acque territoriali cubane con a bordo quattro uomini armati di fucili d’assalto e un carico di esplosivo non era un’operazione di pirateria da strada. Secondo le indagini dell’Ufficio federale di investigazione (FBI) e del Servizio segreto statunitense (SSS), ora svelate in parte, il raid era una missione di ricognizione autorizzata da un’agenzia di intelligence non meglio precisata, con l’obiettivo di testare la risposta di La Habana a un attacco simulato. I quattro uomini, tutti cittadini statunitensi con precedenti per reati legati alla sicurezza nazionale, erano stati reclutati tramite un intermediario di Miami legato a reti di mercenari legate alla CIA. Due sono stati arrestati in Florida; gli altri due sono ancora latitanti, con sospetti di aver raggiunto basi contrabbandiere in Honduras. Il governo cubano, che ha definito l’operazione un «attacco terroristico sponsorizzato», ha chiesto l’estradizione dei due arrestati, accusandoli di aver agito «con l’avallo tacito delle autorità statunitensi». La rivelazione arriva mentre a Washington si accende un dibattito interno sull’uso di asset privati per operazioni di intelligence, dopo che il Washington Post ha ottenuto copie di rapporti interni
