hanno cercato di rifugiarsi in Colombia dopo la frammentazione dei cartelli in Messico e Centroamerica. "Questo Paese non sarà un rifugio per criminali", ha dichiarato il presidente in un discorso alla Nazione, citando testualmente le parole pronunciate nel 2016 dal suo predecessore Juan Manuel Santos durante i negoziati di pace con le FARC. La similitudine non è casuale: allora, la Colombia era vista come un porto sicuro per i guerriglieri disarmati; oggi, è diventata un obiettivo prioritario per gli Stati Uniti, che hanno intensificato le pressioni diplomatiche e giudiziarie. Secondo fonti del Dipartimento di Giustizia statunitense, le estradizioni sono parte di un piano più ampio per "decapitare" le reti criminali che operano nella regione, con un occhio particolare ai leader che hanno cercato asilo in Colombia dopo la caduta di regimi come quello di Daniel Ortega in Nicaragua o Joaquín Guzmán in Messico. La mossa ha però scatenato preoccupazioni tra gli osservatori. Carlos Ruiz, analista dell’Istituto di Studi Politici di Bogotà, sottolinea che le estradizioni potrebbero avere un effetto boomerang: "Petro sta assecondando una logica che ha già portato alla destabilizzazione di Paesi come Honduras e Guatemala, dove l’estradizione massiva di leader criminali ha lasciato vuoti di potere che