kingmaker ungherese nel Consiglio Europeo dopo le elezioni del 2024, Fico si è posizionato come l’unico leader UE a non aver mai condannato pubblicamente l’invasione ucraina. Nel maggio 2026, durante una visita a Mosca, ha dichiarato ai media statali russi: “La Slovacchia non accetterà mai sanzioni che danneggino la nostra economia. La cooperazione con la Russia non è negoziabile”. Le parole, tradotte fedelmente, sono state accolte con un applauso dai presenti, tra cui il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Da allora, Bratislava ha intensificato i contatti: oltre alla commissione intergovernativa, sono stati firmati accordi per la fornitura di uranio arricchito alla centrale nucleare di Bohunice e per l’acquisto di armi russe da parte dell’esercito slovacco, un affare che ha suscitato l’indignazione di Bruxelles, dove l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Josep Borrell ha definito la decisione “una violazione dell’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea, che vieta ai membri di stipulare accordi militari con Stati non UE”. Il meccanismo è semplice: Fico usa il veto non solo per proteggere gli interessi economici slovacchi, ma per spingere l’UE a concedergli deroghe su altre questioni. Nel 2025, ad esempio, ha bloccato una risoluzione del