La decisione riguarda l'intera gamma destinata al continente: niente più boxer termici, niente ibride plug-in come ponte transitorio. Subaru chiude la partita Europea sull'endotermico con otto anni di anticipo rispetto al 2035, data in cui il regolamento UE vieta le nuove immatricolazioni di auto a combustione. Il costruttore di Tokyo — controllato per il 20 per cento da Toyota — ha venduto in Europa poco più di 30mila unità nel 2023, quota marginale rispetto ai 600mila globali, ma sufficiente a mantenere una rete di 400 concessionari e un indotto di componentisti specializzati nella trasmissione integrale simmetrica, marchio di fabbrica della casa. Nessun comunicato ufficiale dettaglia il piano industriale per la conversione: non si sa quanti modelli elettrici verranno omologati, né se la produzione avverrà in Giappone o in Europa, né quali accordi sindacali verranno negoziati per i 1.200 addetti tra filiali commerciali, centri logistici e assistenza tecnica sparsi tra Germania, Francia, Italia e Regno Unito. L'adeguamento alle norme UE — questo il linguaggio della nota — suona come una scelta di razionalità economica: sviluppare motori Euro 7 per un mercato in uscita costa più della transizione immediata.