I numeri sono chiari e senza appello: al 12 settembre, il prezzo medio della benzina nei self service autostradali è arrivato a 2,192 euro al litro, mentre il gasolio ha toccato i 2,285 euro. I dati, riportati dall’ANSA, non menzionano alcuna fonte istituzionale come il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) che spieghi la dinamica di questo rialzo. Nonostante l’aumento sia stato di soli 8 centesimi per litro rispetto all’ultima rilevazione, il costo di un pieno medio di 50 litri supera ora i 109,6 euro per la benzina e i 114,25 euro per il gasolio. Nessuna dichiarazione ufficiale del ministero o di altre istituzioni spiega come sia possibile che questi prezzi siano saliti così rapidamente, senza che sia stata annunciata alcuna nuova tassa, accisa o misura di emergenza sui carburanti. Le compagnie energetiche, nel frattempo, non sembrano avere alcun interesse a ridurre i margini. Secondo le ultime rilevazioni indipendenti, ENI e TotalEnergies hanno continuato a registrare profitti record sulle vendite di carburanti, senza che il governo abbia introdotto meccanismi di contenimento dei prezzi al dettaglio. L’assenza di una strategia chiara da parte delle istituzioni lascia gli automobilisti a dover affrontare queste spese senza alcuna copertura. Il problema non è solo l’aumento dei prezzi, ma anche la mancanza di trasparenza su chi sta effettivamente beneficiando di queste dinamiche.