raccogliendo i frutti di un salvataggio pubblico già pagato dalle tasche degli italiani. Trevi, infatti, è stata tenuta in vita con iniezioni di liquidità della Cassa — 1,2 miliardi di euro solo dal 2020 al 2024 — mentre i suoi margini di profitto sono stati asfissiati da contratti sottocosto e appalti pubblici assegnati a prezzi simbolici. Ora Petrucco propone di riprendere la gestione, ma senza spiegare come farà a rimborsare i debiti accumulati o a coprire le perdite strutturali del settore. La mossa di Icop non è casuale. Il gruppo, che ha già assorbito Italferr — la società che ha costruito le linee ad alta velocità ma è finita in crisi per ritardi e costi esplosivi — si trova ora a dover gestire un patrimonio di contratti in sofferenza, tra cui quelli legati alla Direttiva europea sulle infrastrutture ferroviarie. Petrucco ha dichiarato che «intendiamo inserire Trevi nel nostro percorso di crescita», ma i fatti parlano chiaro: la crescita di Icop si basa su un debito pubblico già contratto per salvare Webuild e le sue controllate. Nel 2023, Cassa Depositi e Prestiti ha concesso a Webuild un prestito