i numeri raccontano un altro racconto. Mps e Bpm — due banche storiche del centro-nord e del sud — hanno già 1,2 milioni di clienti in sovrapposizione, cioè persone che hanno conti in entrambe, pagando commissioni doppie per servizi identici (es. home banking, carte di credito). La fusione non cancellerà queste sovrapposizioni, ma le formalizzerà: i clienti “duplicati” saranno costretti a scegliere un conto unico, perdendo eventuali bonus o condizioni migliori offerte dall’altra banca. Secondo i dati della Banca d’Italia, nel 2025 il 30% dei clienti di Mps e il 25% di Bpm avevano già più di un conto corrente in istituti diversi, un segnale di insoddisfazione che la concentrazione non risolverà. Al contrario, la riduzione della concorrenza spingerà i tassi sui prestiti al consumo — già al 6,8% in media, contro il 4,2% della Germania — verso il 7,5% entro due anni, stima l’OCSE. Il vero motore del “valore” per Lovaglio è Banca Generali, che gestisce 350 miliardi di euro di patrimoni per i clienti più ricchi. L’integrazione con il polo Mps-Bpm permetterà di offrire loro servizi di private banking senza dover competere con le grandi banche straniere (come UBS o JP Morgan) che dominano il mercato. Ma per le famiglie con redditi sotto i 30.000 euro all’anno, la