Ora, però, l’ex Stasi — rappresentata da chi ha lavorato nelle istituzioni di controllo — e Fiorucci — ora un marchio di lusso — si incontrano in un’aula universitaria, con i soldi dei contribuenti. Secondo l’articolo di ANSA, il corso si propone di insegnare ai cittadini come gestire il proprio denaro in un’epoca di algoritmi e criptovalute. Ma il problema non è tanto l’argomento quanto chi lo finanzia e perché. Il corso è stato presentato come un’opportunità per democratizzare l’educazione finanziaria, ma la scelta dei relatori e il coinvolgimento di enti pubblici — che dovrebbero essere neutrali — suscita perplessità. Chi paga il corso? I cittadini, ovviamente. E chi ne trae beneficio? Non è detto che sia solo chi partecipa. Il corso Finanza personale nell’era digitale non è un caso isolato. È un esempio di come le istituzioni pubbliche possano essere utilizzate