IL DECENNALE ITALIANO A 4,55%: IL GOVERNO PAGA DI PIÙ PER FINANZIARE IL DEFICIT
Il decennale italiano a 4,55%: il governo paga di più per finanziare il deficit
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Roma, 20 ottobre. Il rendimento del BTP decennale italiano è sceso al 4,55% nella seduta di ieri, secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia. La domanda degli investitori ha permesso all’Italia di collocare 12 miliardi di euro in titoli di Stato, ma il costo per lo Stato — e quindi per i contribuenti — è ancora elevato: ogni anno, i 500 miliardi di debito pubblico italiano costano oltre 22 miliardi di interessi, una spesa che cresce ogni volta che i rendimenti salgono. La BCE ha segnalato nei giorni scorsi che i tassi potrebbero rimanere elevati ancora a lungo, il che significa che il conto per l’Italia non si fermerà qui.
Ieri, la Banca d’Italia ha confermato che il mercato ha accettato il nuovo BTP decennale italiano al rendimento del 4,55%, in calo rispetto ai livelli di qualche settimana fa. La domanda degli investitori — tra cui fondi sovrani, banche centrali e gestori Internazionali — ha permesso di collocare 12 miliardi di euro in titoli, ma il prezzo pagato dallo Stato è rimasto alto. Il deficit pubblico italiano per il 2026 è previsto superare i 100 miliardi di euro, e con un debito pubblico che supera il 140% del PIL, ogni punto percentuale di aumento dei rendimenti si traduce in centinaia di milioni di euro in interessi in più da pagare.
Secondo le segnalazioni della BCE, i tassi di interesse rimarranno probabilmente elevati per almeno il resto dell’anno, il che significa che il governo dovrà continuare a spendere cifre sempre più cospicue solo per finanziare il proprio debito. La differenza tra il rendimento del BTP italiano e quello del Bund tedesco (3,44%) — lo spread — è rimasta stabile a 111 punti base, un segnale che gli investitori continuano a premiare la stabilità tedesca rispetto all’Italia, nonostante la domanda ieri abbia dimostrato un certo interesse per i titoli italiani.
Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha dichiarato in una nota che «la stabilità dello spread e la domanda registrata sono un segnale positivo per la fiducia degli investitori», ma i numeri parlano chiaro: ogni anno, il governo italiano spende oltre 22 miliardi solo per gli interessi sul debito. Se i rendimenti dovessero salire ulteriormente, il conto per i contribuenti diventerebbe ancora più salato.
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