Ieri, la Banca d’Italia ha confermato che il mercato ha accettato il nuovo BTP decennale italiano al rendimento del 4,55%, in calo rispetto ai livelli di qualche settimana fa. La domanda degli investitori — tra cui fondi sovrani, banche centrali e gestori Internazionali — ha permesso di collocare 12 miliardi di euro in titoli, ma il prezzo pagato dallo Stato è rimasto alto. Il deficit pubblico italiano per il 2026 è previsto superare i 100 miliardi di euro, e con un debito pubblico che supera il 140% del PIL, ogni punto percentuale di aumento dei rendimenti si traduce in centinaia di milioni di euro in interessi in più da pagare. Secondo le segnalazioni della BCE, i tassi di interesse rimarranno probabilmente elevati per almeno il resto dell’anno, il che significa che il governo dovrà continuare a spendere cifre sempre più cospicue solo per finanziare il proprio debito. La differenza tra il rendimento del BTP italiano e quello del Bund tedesco (3,44%) — lo spread — è rimasta stabile a 111 punti base, un segnale che gli investitori continuano a premiare la stabilità tedesca rispetto all’Italia, nonostante la domanda ieri abbia dimostrato un certo interesse per i titoli italiani. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha dichiarato in una nota che «la stabilità dello spread e la domanda registrata sono un segnale positivo per la fiducia degli investitori», ma i numeri parlano chiaro: ogni anno, il governo italiano spende oltre 22 miliardi solo per gli interessi sul debito. Se i rendimenti dovessero salire ulteriormente, il conto per i contribuenti diventerebbe ancora più salato.