frutto di una serie di decisioni che hanno tenuto il mercato in tensione per mesi. Il gas russo è ancora tagliato del 60% rispetto ai livelli pre-guerra, ma i Paesi europei — Italia compresa — hanno continuato a riempire i loro serbatoi come se la crisi fosse una parentesi temporanea. Invece è diventata la nuova normalità. La domanda è: chi ci guadagna da questo rialzo? Le compagnie energetiche, ovviamente. Ma anche i fondi speculativi che hanno puntato su contratti futures, scommettendo sulla scarsità artificiale. E poi c’è il governo italiano, che ha continuato a promettere “misure di contenimento” senza mai toccare il vero problema: il fatto che l’Italia dipende ancora per il 40% dal gas russo, anche se Mosca