auto elettriche su un parco veicolare di circa 37 milioni di veicoli (dati Aci, l’Automobile Club italiano). Per raggiungere i 4,3 milioni previsti, l’Italia dovrebbe dodicipliare le vendite in quattro anni. Un obiettivo che, stando ai ritmi attuali, è impossibile senza un intervento massiccio e immediato, ma che il governo sembra più interessato a ritardare che a accelerare. La ragione? Gli incentivi esistono, ma non bastano. Il bonus auto elettrica — che fino al 2025 ha offerto sconti fino a 8.000 euro per l’acquisto di un veicolo a zero emissioni — ha avuto un impatto limitato. Nel 2025, solo il 10% delle auto vendute con incentivo erano elettriche, il resto erano ibride o a metano. Le case automobilistiche, intanto, hanno sfruttato la transizione per vendere più auto a basso impatto, non per sostituire il parco veicolare. Fiat, Stellantis e Volkswagen hanno venduto migliaia di ibride plug-in (che si ricaricano, ma non sono elettriche a tutti gli effetti) come se fossero soluzioni green, mentre le stazioni di ricarica — solo 40mila in tutto il paese, secondo Terna — sono ancora insufficienti per sostenere una vera rivoluzione. Il problema non è solo la carenza di infrastrutture, ma anche la manipolazione dei dati. Il Pniec si basa su stime