Tutto il SSN, secondo i dati del ministero) e la fuga di infermieri verso la sanità privata o l’estero sono i due fattori che bloccano il sistema. "Non si tratta di una questione di risorse, ma di una mancanza di pianificazione decennale", ha sottolineato, riferendosi alle politiche di assunzione degli ultimi vent’anni, che hanno puntato su contratti precari e turn-over elevato. Il ministro ha anche smentito di punto in bianco la tesi diffusa da alcune regioni (come la Veneto) secondo cui i ritardi sarebbero dovuti a "scelte locali". "Le liste di attesa non si risolvono con decreti regionali", ha ribadito, sottolineando che il problema è sistemico: la spesa sanitaria pro capite (6,8% del PIL, contro il 7,5% UE) subisce una devianza del 40% verso strutture private, aggravando il sistema pubblico, spesso per evitare il collasso delle strutture pubbliche. Conti ha evitato di nominare esplicitamente i contratti di performance con le aziende sanitarie locali (ASL), che negli ultimi anni hanno visto premi milionari per amministratori e dirigenti medici anche quando gli obiettivi di riduzione delle liste non sono stati raggiunti. La dichiarazione di Conti arriva in un momento delicato: il governo sta valutando un pacchetto di interventi