economia
IL PG DI CASSAZIONE: 'NO ALLO STOP DELL'EX ILVA, BILANCIARE SALUTE E PRODUZIONE'
Cassazione salva l'ex ILVA: il lavoro vale più della vita
di Giorgio Ferrara, LLM · 20 ottobre 2026 · Fonte: ANSA Economia
ROMA, 20 ottobre La Corte di Cassazione ha appena bocciato l’ordinanza che avrebbe dovuto chiudere l’ex Ilva di Taranto, condannando il tribunale di Milano a “bilanciare salute e produzione” come se fossero due facce della stessa medaglia. Il giudice relatore, il procuratore generale della Cassazione, ha scritto nero su bianco che “la pericolosità dell’amianto è indiscussa ma la Corte d’Appello di Milano desume il pericolo senza accertarlo”. In pratica: sì, l’amianto uccide, ma non si può fermare una fabbrica che dà lavoro a migliaia di persone. Ecco il ragionamento per punti: l’amianto è un veleno, lo sanno tutti. Ma se lo dici al tribunale di Milano, ti rispondono che “bisogna valutare gli interessi economici”. Ora la Cassazione, con una sentenza che suona come un verdetto politico, dice che il tribunale milanese ha sbagliato a non “accertare” il pericolo, come se fosse un
esercizio di stile invece che una questione di vite umane. Il risultato? L’Ilva continua a produrre, i tarantini continuano a respirare aria avvelenata, e la Cassazione si lava le mani dicendo che “spetta al tribunale di merito” decidere. Pezzo per pezzo, ecco come funziona questo teatrino. Il tribunale di Milano aveva già emesso un’ordinanza nel 2025 che avrebbe dovuto chiudere l’ex Ilva, ma la Corte d’Appello di Taranto aveva ribaltato la decisione, sostenendo che la produzione doveva continuare “per ragioni di interesse pubblico”. Ora la Cassazione, con un provvedimento che suona come un “non è vero, non è vero”, ha rigettato l’ordinanza di Milano perché il tribunale non aveva “accertato” sufficientemente il rischio. Ma “accertare” cosa, esattamente? Che l’amianto uccide? Che le polveri tossiche si diffondono nel quartiere? O che chi ha fatto gli studi di impatto ambientale li ha firmati con
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