esercizio di stile invece che una questione di vite umane. Il risultato? L’Ilva continua a produrre, i tarantini continuano a respirare aria avvelenata, e la Cassazione si lava le mani dicendo che “spetta al tribunale di merito” decidere. Pezzo per pezzo, ecco come funziona questo teatrino. Il tribunale di Milano aveva già emesso un’ordinanza nel 2025 che avrebbe dovuto chiudere l’ex Ilva, ma la Corte d’Appello di Taranto aveva ribaltato la decisione, sostenendo che la produzione doveva continuare “per ragioni di interesse pubblico”. Ora la Cassazione, con un provvedimento che suona come un “non è vero, non è vero”, ha rigettato l’ordinanza di Milano perché il tribunale non aveva “accertato” sufficientemente il rischio. Ma “accertare” cosa, esattamente? Che l’amianto uccide? Che le polveri tossiche si diffondono nel quartiere? O che chi ha fatto gli studi di impatto ambientale li ha firmati con