contestata dai sindacati, che parlano di "arbitrarietà": "Chi decide cosa è essenziale? — dichiara il segretario della Flm Cgil, Luca Baldino — Un infermiere che lavora in un ospedale periferico non ha un biglietto di prima necessità, ma senza di lui il sistema sanitario collassa". Il bilancio dell’assenza di collegamenti è immediato: secondo il ministero delle Infrastrutture, il 65% delle aziende italiane con più di 50 dipendenti ha sedi in città non raggiunte dai treni regionali durante lo sciopero. In Lombardia, dove il 22% della popolazione dipende dal trasporto ferroviario (dati Regione 2024), la regione ha già attivato bus sostitutivi per i pendolari, ma solo per i collegamenti Milano-Bergamo e Milano-Pavia — due delle tratte più critiche, dove il 40% dei lavoratori ha un reddito inferiore alla media regionale. La scelta di non estendere i bus a tutte le tratte, come richiesto dalla Uil Trasporti, ha provocato una reazione immediata: "Questa è una decisione politica — commenta il segretario generale della Uil, Maurizio Landini — che penalizza i lavoratori più deboli. Se lo Stato non investe