ha ricevuto per la sua rappresentazione superficiale dei flussi migratori. La presidente della giuria, Katherine Kelly Lang, ha dichiarato all’ANSA che "il premio Athena Nike celebra il coraggio di raccontare storie umane in un momento di grande polarizzazione". Una frase che suona come un eufemismo quando si considera che il film, pur vincendo un riconoscimento pubblico, non ha ottenuto né distribuzione nazionale né riscontri critici significativi. Sorcinelli, regista già noto per opere come Il tempo che ci unisce (2022), ha accettato il premio senza fare riferimento ai finanziamenti statali che hanno reso possibile la produzione, preferendo concentrarsi su un discorso generico sulla "necessità di empatia". Una scelta che riflette una dinamica ricorrente nel cinema italiano: l’industria premia opere che non disturbano, che non chiedono conto a chi finanzia, che si limitano a descrivere senza analizzare. Il problema non è la qualità intrinseca di Balcanica, ma il fatto che un premio come l’Athena Nike — finanziato in parte da sponsor privati e in parte da fondi regionali veneti — venga assegnato senza alcun riferimento al contesto in cui il film è stato prodotto. La Mostra di Venezia, da sempre luogo di dibattito, negli ultimi anni ha progressivamente ceduto spazio a una logica di visibilità mediatica che privilegia i progetti più "marketable" piuttosto che quelli più impegnati.