ho trovato le parole per ciò che non riuscivo a dire in Italia". La scelta di portare il progetto a Roma, dove il documentario ha vinto il premio per il miglior film di viaggio, non è stata casuale: il regista ha spiegato che la città, con la sua storia di migrazioni e reinvenzioni, era il luogo ideale per presentare una storia che parla di "radici e radici perdute". Il vero punto di forza di Mustang non è solo la sua estetica — le immagini dei ghiacciai, dei monasteri nascosti e dei cavalli selvaggi sono già di per sé spettacolari — ma la capacità di Smutniak di trasformare un viaggio geografico in un viaggio interiore. Il documentario, infatti, non è un semplice reportage: è un collage di voci locali, diaristi, fotografie storiche e riflessioni personali che si intrecciano senza mai perdere di coerenza. La struttura stessa del film — che alterna sequenze di paesaggio a monologhi intimi — ricorda la forma del road movie, ma con una differenza cruciale: qui non c'è una road da percorrere, ma una stanza da esplorare, quella della propria mente. Smutniak, che