da un investitore privato non identificato. La scelta di un assistente virtuale non è casuale: negli ultimi dodici mesi, La7 ha licenziato quattro redattori specializzati in tecnologia e due conduttori di approfondimento, riducendo del 30% il corpo tecnico del dipartimento Forum. "Non è un taglio lineare", ha precisato Moretti, "ma un riassetto strategico verso contenuti scalabili e low-cost." La decisione arriva in un momento cruciale per il dibattito pubblico italiano. Da un lato, l’intelligenza artificiale è diventata uno strumento chiave per la produzione di contenuti: dal New York Times al Guardian, i giornali più influenti usano algoritmi per generare bozze di articoli o suggerire titoli. Dall’altro, la sostituzione di risorse umane con macchine — soprattutto in settori come l’informazione, dove la credibilità dipende dalla competenza e dall’esperienza — solleva questioni etiche e professionali che la politica italiana fatica a affrontare. Nel 2025, la Commissione Europea ha pubblicato una relazione in cui si stimava che, entro il 2030, il 40% dei lavori giornalistici in Europa sarebbe parzialmente o totalmente automatizzabile. In Italia, però, non esiste una normativa specifica sul ruolo degli algoritmi nei media: la Legge sulla Stampa del 1948 non menziona neanche lontanamente l’IA, e i tentativi di aggiornamento — come il Ddl sulla Disinformazione bloccato al Senato nel 2024 — si sono arenati per mancanza di consenso tra partiti. Palombelli, che nel 2020 aveva firmato un manifesto contro il greenwashing mediatico, non nasconde la preoccupazione per il futuro delle sue colleghe. "Jeeves non è un problema di tecnologia, ma di chi decide cosa è importante", ha detto durante l’intervista, mentre lo