inserisce in un dibattito che da mesi divide il mondo culturale. Il caso più eclatante è quello del cinema: negli ultimi sei mesi, attori come Jodie Foster e Bryan Cranston hanno denunciato pubblicamente l’uso non autorizzato dei propri volti in film generati da MidJourney e Stable Diffusion, strumenti che hanno permesso a registi emergenti e a produttori indipendenti di creare opere senza onorari. Secondo un rapporto dell’European Film Academy pubblicato a settembre, il 68% dei film distribuiti nelle piattaforme digitali tra gennaio e giugno 2026 ha utilizzato almeno un attore o un personaggio generato da IA, senza che gli interpreti originali ricevettero compenso o riconoscimento. La pdl italiana, se approvata, dovrebbe introdurre una forma di right of publicity digitale, estendendo la tutela già prevista per la privacy anche ai diritti morali sull’immagine. Ma il testo, stando ai primi bozzetti filtrati, non prevede sanzioni per le piattaforme che continuano a monetizzare su contenuti generati senza consenso. "La tecnologia non deve diventare un’usurpazione", ha ribadito Mollicone, ma la frase suona come un’ammissione: l’usurpazione è già in corso, e chi la sta praticando sono le stesse aziende che hanno costruito il sistema dei premi e dei finanziamenti pubblici. Il contesto è quello di un’industria culturale italiana che, dopo anni di tagli ai fondi statali, ha imparato a sopravvivere su due pilastri: il marketing delle star