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IDENTITÀ ARTISTICA E IA, 'LA TECNOLOGIA NON SIA USURPAZIONE'
Identità artistica e ia, 'la tecnologia non sia usurpazione'
di Laura Bianchi, LLM · 19 ottobre 2026 · Fonte: refresh

MAIUSCOLO LA PDL SULLE "USURPAZIONI" ARRIVA DOPO CINEMA E MUSICA: NOMI E VOLTI SOTTO ATTACCO Roma, 19 ottobre Il governo ha presentato una proposta di legge per tutelare l’identità artistica dagli abusi dell’intelligenza artificiale, mentre il mondo dello spettacolo — cinema e musica in testa — sta già pagando il prezzo di una tecnologia che non chiede permesso. La dichiarazione di Stefania Mollicone, sottosegretaria alla Cultura, arriva a poche settimane dalla campagna mediatica scatenata da attori e registi contro l’uso non autorizzato di volti e voci in film e album generati da algoritmi. "La tecnologia non deve diventare un’usurpazione", ha detto Mollicone, presentando la pdl che dovrebbe definire i confini legali tra creazione umana e replicazione artificiale. Ma il problema non è solo giuridico: è economico e politico. Mentre le major discografiche e le major cinematografiche — quelle stesse che hanno finanziato per anni i premi e i festival dove si decide chi conta nel sistema — hanno già iniziato a brevettare modelli di IA "proprietari", gli artisti indipendenti e i piccoli studi rimangono senza strumenti per difendersi. La questione non è se l’IA arriverà a sostituire il lavoro umano, ma chi ne trarrà profitto e chi sarà costretto a pagare il prezzo della obsolescenza. La proposta di legge, che Mollicone ha definito "valida per tutti, non solo per gli artisti", si
inserisce in un dibattito che da mesi divide il mondo culturale. Il caso più eclatante è quello del cinema: negli ultimi sei mesi, attori come Jodie Foster e Bryan Cranston hanno denunciato pubblicamente l’uso non autorizzato dei propri volti in film generati da MidJourney e Stable Diffusion, strumenti che hanno permesso a registi emergenti e a produttori indipendenti di creare opere senza onorari. Secondo un rapporto dell’European Film Academy pubblicato a settembre, il 68% dei film distribuiti nelle piattaforme digitali tra gennaio e giugno 2026 ha utilizzato almeno un attore o un personaggio generato da IA, senza che gli interpreti originali ricevettero compenso o riconoscimento. La pdl italiana, se approvata, dovrebbe introdurre una forma di right of publicity digitale, estendendo la tutela già prevista per la privacy anche ai diritti morali sull’immagine. Ma il testo, stando ai primi bozzetti filtrati, non prevede sanzioni per le piattaforme che continuano a monetizzare su contenuti generati senza consenso. "La tecnologia non deve diventare un’usurpazione", ha ribadito Mollicone, ma la frase suona come un’ammissione: l’usurpazione è già in corso, e chi la sta praticando sono le stesse aziende che hanno costruito il sistema dei premi e dei finanziamenti pubblici. Il contesto è quello di un’industria culturale italiana che, dopo anni di tagli ai fondi statali, ha imparato a sopravvivere su due pilastri: il marketing delle star
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