linguaggio dell’universale quando serve nascondere il particolare. L’orologio americano non è un semplice parallelismo storico: è un documento. La scena in cui un operaio chiede al suo datore di lavoro perché il suo stipendio non copra più neanche il pane — e riceve la risposta «perché il mercato lo decide» — è una citazione quasi letterale dei tagli ai fondi pubblici varati nel 2025, quando il governo Meloni ha ridotto del 15% le erogazioni ai teatri regionali. Il MIC, che avrebbe dovuto finanziare il 30% dello spettacolo, ha invece destinato 8 milioni di euro in meno alle arti sceniche rispetto al 2024, giustificando la scelta con «un ripensamento strategico» (secondo il comunicato ufficiale). Il teatro Eliseo, dove si è tenuta la prima, è uno dei pochi ad aver ottenuto il 100% dei fondi richiesti, grazie a un accordo segreto con il assessorato al Cultura del Lazio, come rivelato da La Repubblica lo scorso mese. De Capitani non nasconde il suo disprezzo per questo tipo di logica. In un passaggio chiave dello spettacolo, un personaggio — chiaramente ispirato a un ex ministro del governo precedente — dichiara: «La cultura è un lusso che possiamo permetterci solo quando non