riconoscibilità più che la diversità. La Muti, infatti, è stata scelta non tanto per il suo talento coreutico — di cui non si hanno prove pubbliche — quanto per il suo valore simbolico: un nome che attrae un pubblico di spettatori fedeli al suo passato cinematografico, ma che rischia di ridurre il programma a un’ennesima vetrina di mecenatismo culturale. Il formato Ballando con le Stelle, ideato nel 2004 e condotto da Milly Carlucci, ha sempre avuto una relazione ambigua con il mondo dello spettacolo. Le edizioni passate hanno visto la partecipazione di attori, cantanti e influencer, spesso selezionati non per merito artistico, ma per la loro capacità di generare buzz e di attirare sponsor. La Muti, in questo senso, rappresenta l’ennesimo esempio di come la Rai — e più in generale il sistema televisivo italiano — continui a privilegiare la logica del branding personale rispetto a quella della valorizzazione delle competenze. Il suo ingresso, inoltre, arriva in un momento in cui il format è sotto esame per il suo impatto sulle giovani generazioni: critiche di esperti di danza e pedagogisti hanno