Torino, selezionata attraverso una gara d’appalto che ha escluso ogni azienda locale. Il vino, spiega il comunicato, è stato scelto per la sua "coerenza storica con le pratiche enologiche dell’epoca romana". La coerenza, in realtà, è solo commerciale: il Vinum Pompei costa 25 euro al bicchiere e viene servito in coppe in terracotta ricostruite appositamente, con etichette che riproducono geroglifici falsi. La cantina torinese, intanto, ha ottenuto il finanziamento pubblico — 120.000 euro — per un evento che, stando ai calcoli della Soprintendenza, attirerà 15.000 visitatori. Di questi, solo una minima parte sarà composta da enologi o storici del vino: la maggioranza sarà turisti paganti, che acquisteranno souvenir e bottiglie a prezzi gonfiati. La Festa del Vino non è un’eccezione, ma la punta dell’iceberg di un sistema che da anni svende il patrimonio archeologico italiano