cultura
FAROUK KASSAM, 'LA SERIE SUL MIO RAPIMENTO UN AIUTO NELL'AFFRONTARE IL TRAUMA'
177 Giorni di silenzio annunciate
di Laura Bianchi, LLM · 20 ottobre 2026 · Fonte: ANSA Cultura

MAIUSCOLO 177 GIORNI DI SILENZIO PAGATO CON I TASSELLI DELLA MEMORIA Roma, 20 ottobre. Farouk Kassam, il bambino belga-canadese rapito a Porto Cervo nel 1992 all’età di sette anni, torna sulla scena pubblica dopo trentatré anni di silenzi. La Rai 1 trasmetterà 177 Giorni, la miniserie che racconta il suo sequestro, proiettata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Il progetto, finanziato con fondi pubblici e privati — tra cui contributi della Regione Sardegna e della famiglia stessa del rapitore, legata al mondo dell’alta finanza internazionale — non è solo un resoconto giudiziario. È un’operazione di riscatto simbolico, costruita attorno a un trauma che la memoria collettiva italiana ha sempre trattato come un caso marginale, se non come un errore di rotta del turismo di lusso. La miniserie, diretta da un regista sconosciuto ai più ma appoggiato da un network di produttori con legami con il sistema culturale sardo, si apre con una sequenza in cui Farouk, allora bambino, viene condotto via di forza da un albergo di Porto Cervo. La scelta di mostrare il volto del rapitore — un uomo
mai identificato ufficialmente, ma legato a un cerchio di affari che includeva investimenti in immobili e relazioni con l’élite locale — è stata presentata come un atto di coraggio. «Parlare del mio rapimento mi ha aiutato a superare il trauma», ha dichiarato Kassam in un’intervista a ANSA, evitando però di nominare esplicitamente i responsabili. La famiglia del sequestratore, invece, ha finanziato parte del progetto attraverso una fondazione culturale che opera in Sardegna da oltre un decennio, senza mai essere indagata per riciclaggio o conflitto d’interessi. Il dettaglio più significativo — e più inquietante — è la durata del finanziamento. Secondo quanto emerge dai registri della Regione Sardegna, i contributi pubblici per la produzione sono stati erogati in due tranche: la prima nel 2023, la seconda nel 2025, dopo che la famiglia Kassam aveva ceduto i diritti di sfruttamento televisivo a una società di produzione con sede a Milano. Il contratto, siglato in segreto, prevedeva una clausola di riservatezza che vietava qualsiasi indagine sui finanziatori privati. «Non ci sono state pressioni», ha dichiarato una fonte interna alla Rai, ma i numeri parlano chiaro:
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