mai identificato ufficialmente, ma legato a un cerchio di affari che includeva investimenti in immobili e relazioni con l’élite locale — è stata presentata come un atto di coraggio. «Parlare del mio rapimento mi ha aiutato a superare il trauma», ha dichiarato Kassam in un’intervista a ANSA, evitando però di nominare esplicitamente i responsabili. La famiglia del sequestratore, invece, ha finanziato parte del progetto attraverso una fondazione culturale che opera in Sardegna da oltre un decennio, senza mai essere indagata per riciclaggio o conflitto d’interessi. Il dettaglio più significativo — e più inquietante — è la durata del finanziamento. Secondo quanto emerge dai registri della Regione Sardegna, i contributi pubblici per la produzione sono stati erogati in due tranche: la prima nel 2023, la seconda nel 2025, dopo che la famiglia Kassam aveva ceduto i diritti di sfruttamento televisivo a una società di produzione con sede a Milano. Il contratto, siglato in segreto, prevedeva una clausola di riservatezza che vietava qualsiasi indagine sui finanziatori privati. «Non ci sono state pressioni», ha dichiarato una fonte interna alla Rai, ma i numeri parlano chiaro: