dati epidemiologici, studi clinici o campagne istituzionali che possano spiegare il fenomeno. Le vendite, inoltre, non sono distribuite uniformemente: il 42% del fatturato proviene dalle regioni del Nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto), mentre il Mezzogiorno — dove Coop ha il 28% della quota di mercato — contribuisce solo al 17% delle vendite. I dati regionali, inclusi nell’allegato B del report, evidenziano un divario che non trova riscontro in altre categorie di prodotti. Il kefir, prodotto tradizionalmente da piccole aziende artigianali — tra cui la Kefir del Sud di Bari, fondata nel 2012 e oggi leader nel settore con un fatturato di 12 milioni di euro nel 2025 — è stato recentemente inserito nella lista dei prodotti a “alto valore nutrizionale” dal Ministero della Salute, grazie a un decreto del 2025 che ne ha riconosciuto i benefici per la flora intestinale. Tuttavia, il decreto non ha previsto misure specifiche per promuovere la conoscenza del prodotto, né ha stanziato fondi per campagne informative. La scelta di Coop di puntare su un prodotto già riconosciuto dall’autorità sanitaria, senza investire in comunicazione, suggerisce una strategia basata sull’effetto moda, piuttosto che su una reale informazione al consumatore. La mancanza di trasparenza si estende anche ai costi di produzione.