di rottura simbolico: dopo anni di promesse e investimenti miliardari nel settore dell’intelligenza artificiale, il settore dei data center sta mostrando le sue prime crepe strutturali. Non si tratta solo di un singolo accordo fallito, ma di un fenomeno sistemico. Negli Stati Uniti, secondo un’analisi di The Information pubblicata venerdì, 47 delle 120 strutture più grandi in costruzione o pianificate — tra cui impianti di Google, Amazon e Meta — hanno subito ritardi o cancellazioni negli ultimi sei mesi. Le cause sono molteplici: in alcuni casi, come quello del data center di Prineville (Oregon), proprietà di Microsoft, i ritardi sono dovuti a controversie legali con le comunità locali, che hanno bloccato i permessi per motivi ambientali. In altri, come nel caso di un impianto di Nvidia in Arizona, i problemi sono legati a debiti accumulati dai fornitori di energia, che hanno ridotto la capacità di fornitura. Un rapporto della North American Electric Reliability Corporation (NERC) stima che, entro il 2030, la domanda di energia per i data center negli Stati Uniti potrebbe superare l’offerta del 15%, con picchi del 25% in alcune regioni già nel 2028. Il caso