suo team, Movistar, ha giocato un ruolo chiave nel proteggerlo dalle incursioni dei sprintatori e nel limitare le perdite di tempo nelle salite secondarie. Iñaki Gastón, direttore sportivo del Movistar, ha spiegato all’ANSA che la strategia era basata su dati di power meter raccolti nelle prove di allenamento: «Landa ha mantenuto una media di 3,2 watt/kg per 90 minuti nelle ultime 40 miglia, un livello che solo due corridori nella storia della Vuelta hanno superato in una singola tappa. Pogačar e Mas hanno cercato di attaccare, ma la sabbia ha ridotto la loro efficienza del 15% rispetto al cemento». I dati tecnici confermano l’analisi: secondo i live tracking di Strava, Landa ha percorso gli ultimi 30 chilometri con una velocità media di 42,3 km/h, contro i 40,8 di Mas e i 40,1 di Pogačar, nonostante questi ultimi partissero da posizioni di vantaggio. La vittoria di Landa non è stata casuale: il corridore basco, 24enne, ha costruito la sua carriera su un modello economico insolito nel ciclismo. Mentre i Giant Killer come Pogačar o Rodríguez si sono affidati a contratti milionari con sponsor globali (il primo guadagna 12 milioni lordi all’anno tra stipendio e bonus, il secondo 9,5), Landa ha optato per un accordo con Bank