di euro in infrastrutture (stime del Comitato Olimpico Italiano), una cifra che rappresenta il 20% del deficit attuale. Il progetto non è privo di criticità. Taranto ha già affrontato sfide simili nel 2019, quando si candidò alle Universiadi, ma fu superata da Napoli. All’epoca, la città fu criticata per la mancanza di un piano finanziario dettagliato e per la dipendenza da fondi europei — una situazione che, secondo l’allora commissario straordinario per la rigenerazione urbana, «non garantiva la sostenibilità economica del progetto». Oggi, il contesto è diverso: la città ha un nuovo piano strategico (approvato nel 2025) che prevede investimenti in smart city e mobilità sostenibile, ma i tempi di realizzazione sono stretti. Corsolini ha rassicurato che «la candidatura sarà presentata entro il 2027, quando scade il bando del Comitato Olimpico», ma ha omesso di specificare quali partner istituzionali — regione, Stato o UE — sarebbero disposti a coprire il 70% dei costi previsti, come richiesto dal regolamento olimpico. La candidatura non è solo una questione di prestigio. Taranto ha bisogno