quando non servono più a giustificare una presenza mediatica. La vittoria di Michele Rossi, 20 anni, della società Taekwondo Roma, non è stata determinata solo dalla sua tecnica. Rossi, che ha conquistato il titolo nei pesi leggeri, ha un contratto di sponsorizzazione con una catena di palestre private che paga il 40% delle sue spese di allenamento. Il suo allenatore, Davide Bianchi, ha dichiarato a La Lente Mattutina: “Qui non si vince solo con i piedi. Si vince con chi ti paga il biglietto dell’aereo per la prossima competizione europea”. Bianchi, ex atleta di livello nazionale, ha allenato Rossi per cinque anni, ma solo negli ultimi due ha potuto permettersi di portarlo a gare internazionali. Il resto del tempo, Rossi ha gareggiato in tornei regionali, dove le quote d’iscrizione sono irrisorie e i premi in denaro quasi inesistenti. Il problema non è la mancanza di talento, ma la mancanza di un sistema. Il taekwondo italiano, come tutti gli sport di contatto, dipende da un ecosistema fragile: i club sopravvivono grazie a pochi sponsor fedeli, gli atleti migliori vengono scelti dalle società