(2,2 milioni), un segnale di una politica di mercato basata sulla speranza piuttosto che sulla sostenibilità. Il Livorno, invece, ha puntato su giocatori in prestito con opzione di riscatto, ma il 60% del suo roster ha un valore di mercato inferiore ai 500.000 euro, riflettendo una strategia di contenimento dei costi che però non ha evitato il rosso in bilancio. La Lega Pro, dove il 45% delle squadre ha un rapporto debito/ricavi superiore al 150%, sembra aver trovato in questi due club due casi estremi di una tendenza generale: vincere sul campo non basta a coprire le perdite. La città di La Spezia, con un PIL pro capite del 18% inferiore alla media italiana, ha visto il suo club investire il 3,1% del proprio budget comunale in trasferimenti, una percentuale che supera di oltre il 100% la media delle città capoluogo di provincia italiane. Il Livorno, con un tessuto industriale più solido ma un mercato del lavoro locale in declino, ha invece puntato su sponsorizzazioni locali, ma i ricavi da questo fronte sono calati del 12% rispetto all'anno precedente, a causa della riduzione degli investimenti delle aziende del porto dopo la crisi